venerdì 22 aprile 2016

Incredibilmente, Faccialibro oggi si rivela essere utile.

Nella sezione "I tuoi ricordi" mi mostra che esattamente in questo periodo, giorno più o giorno meno ho dato di matto (quantomeno dal 2010).

Quindi è ciclico, sopportate.

Questo non toglie che il periodo di merda resti eh, ma almeno ho la certezza che non sia così strano come sembra.

giovedì 21 aprile 2016

mi hanno scritto in tanti, questi giorni. Le persone più inaspettate. E mi avete scaldato il cuore.
Ma sono ancora a livelli estremamente alti di codardia e misoginia.
Ho provato per circa 30 minuti a tornare ad essere la stessa voce che ero una settimana fa.
Al primo screzio ho esclamato "NO!"
Al secondo sono scappata a gambe levate senza respiro.

Sono apatica, terrorizzata e stanca.

Sto qui ancora un po', anche se - se potessi - scavarei una buca all'interno di me stessa e mi ci nasconderei ancora più profondamente.

Nel frattempo medito.

Tornare in terapia? Vuoi realmente fare marcia indietro?
Sei pronta a guardarti allo specchio e non vedere più zigomi che tendono la pelle, costole e anche che premono?
Non lo so.
E finché non lo saprò sto qui. Almeno non vedo.

lunedì 18 aprile 2016

e niente, oggi è così. un post dietro l'altro, intervallati da brani di vita reale come il lavoro.

sono un poco più tranquilla. poco.

forse due ore che sono out dal 99% di quel che frequentavo prima, e mi sento come fumo.

basterà un soffio e sparirò dal  ricordo di chi mi dice io sono qui. ma sarà ancora per colpa mia, perché dire a chiare lettere "io esisto, ricordatevi di me" ha un prezzo alto. Forse troppo.

allora sto digitando qui, perché sappiate che ci sono, ma resto nascosta.

Vi metto infantilmente alla prova, per poter dire alla fine "Visto? Visto? Mi avete dimenticato".

e l'ho sempre fatto eh, non è una novità.

in realtà, non riesco veramente a capire quale sia l'ingranaggio nella mia testa difettoso o addirittura mancante che mi fa pensare e comportare in un determinato modo, dalla vita sociale al cibo.

Non lo so.

Il dolore. Arriva ad ondate e si scatena da episodi assurdi. Un esempio idiota?

Lo shopping. L'ultima volta che mi sono detta "devo prendere un paio di pantaloni" il film partito era la versione nostrana di Sex & the city. Poi... puff, puff, la realtà: chi cazzo chiamo per andare a fare shopping? non conosco nessuno che abbia tempo e voglia, e soprattutto davanti a cui non mi devo vergognare se non posso spendere vagonate.

ancora più squallido è quando mi annoio mentre guido e penso che potrei telefonare a qualcuno per fare due chiacchiere... puff puff: le opzioni sono mamma e marito. fine.

ed è quando prendo coscienza della mia solitudine, del mio essere sola in mezzo a tanti che arriva la zampata di dolore.

e ieri... beh, ho deciso di aumentare la dose di dolore. tanto le cose non cambiano.

Crollo

bona, sto crollando.

Ieri ho dato fuori di matto per una cazzo di foto che ho visto, e quello che più mi rimprovero è la reazione da bambina dell'asilo.

Incolpo di avermi esclusa, ben sapendo che oggettivamene e soggettivamente non è così.

Se non mi faccio mai vedere, se io per prima non chiamo/scrivo, cosa cazzo mi aspetto dagli altri?

Parlando facevo la figa dicendo "un amico qui, un amico là..." no.

Amici sono quelli che condividono altro, rispetto a dei pixel sullo scanner. Ed io sono solo quello, un nickname su telegram. Che scrive un sacco ma fa poco. E racconta, in definitiva, poco.
perché io vorrei essere una di quelle che non si deve aggrappare come una disperata ad un telefono.

In realtà, se immagino di guardarmi da fuori, vedo solo un cagnolino che saltella per avere briciole di attenzione. Un'immagine patetica, ma non si discosta molto da quel che penso di me stessa. Patetica.

Volevo solo giocare al giochino dei portali... no. Volevo solo farmi degli amici. E pensavo, in tutta sincerità, di esserci riuscita. Invece no, mi rendo conto che sono indietro, tanto tanto TANTO indietro. Perché amicizia vuol dire condividere, ed io in realtà non ho mai dato molto.




lunedì 3 agosto 2015

Era tanto che non mi sentivo così.
Almeno dalle scuole medie: io, botolone di 70 chili, volutamente esclusa (l'unica) dalla festa di compleanno di una ragazza in classe con me (per inciso, le facevo anche i compiti). 
19 anni e 26 kg dopo, la sensazione è la stessa. 
E non so se stavolta sia stato fatto solo per errore. 
Lì per lì, dopo la scoperta, nelle orecchie mi rombava solo "No, tu no". Nient'altro.
Ed allora sono scappata. Da tutto e da tutti. Mi sono nascosta in cucina, mangiando qualunque cosa. 

Perché preferisco escludere piuttosto che essere esclusa. Fa male uguale eh, ma l'orgoglio sanguina meno.
La cosa che mi ha scaldato (e mi ha fatto sentire tantissimo in colpa) sono i millemila messaggi che mi chiedevano "ma tutto ok?"

Sì. No. Non è tutto ok.

Perché se la mia voce e le mie parole sembrano cemento armato, in realtà partono da un nucleo di cristallo sottile sottile.

E mi spiace che la mia vita abbia incrociato la vostra. Che la mia ombra sporchi il vostro sole.

Il punto è che mi faccio schifo. Ti senti ferita? Ignorali, passa ad altro.
Invece no, torno tipo cagnolino sempre lì, ad implorare un ciao, un vieni con noi (a prescindere che io non possa andare, poi)... insomma, qualcosa che mi faccia capire che senza la mia presenza non è lo stesso.
Ed invece no.

E non capisco cosa ci sia di tanto schifoso in me, di tanto brutto, di tanto... raccapricciante, ecco, che fa sì che la gente faccia largo intorno a me.

Non lo so. 

lunedì 15 giugno 2015

Boh

Una volta l'anno, ormai, rispolvero questo blog. 
Capita sempre quando non so da che parte girarmi, quando non so se l'alto è il basso, la destra è sinistra o il bianco è nero.
Capita quando mi accorgo che sorrido sempre di meno e piango sempre di più.
Capita quando sono confusa.
Capita quando mi accorgo che sto toccando il fondo e non so come risalire.
Capita quando la bilancia tocca i 44 kg e tu ti dai della testa di cazzo fenomenale perché se non ci dai un taglio non vedrai crescere tuo figlio.
Capita quando la prima cosa che ti dicono entrando in casa è "quanto sei magra".
Capita quando le persone con cui bene o male parli tutti i giorni, ed in un certo qual modo consideri amici anche se non sai quanti anni hanno, che lavoro fanno o il loro colore preferito ti chiedono "Cosa c'è che non va?" e tu non puoi dirglielo. 
Perché non puoi. 
Perché come la spieghi una cosa del genere?
Capita quando ti senti sempre sbagliata, nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.
Si capisce abbastanza che non so come cazzo fare a cavarmene fuori?

venerdì 25 luglio 2014

Rimuovendo ragnatele

Ve l'ho detto che a dicembre ho avuto un figlio?
No, credo di no. E' dal 2012 che non scrivo nulla.
Non che questo fosse un blog interessante o imperdibile, eh. 
Ad ogni modo, dopo l'ennesima crisi mistica notturna stamattina ho aggirato il blocco dell'ufficio verso Internet e mi ritrovo a scrivere quattro righe.
E' solo che... ecco... mi sento sola. Ed è colpa mia.
Ho un figlio di 7 mesi che mi guarda adorante ma secondo me non sono una brava mamma.
Ho un marito che guardo ogni giorno, pensando: "Se avessi sposato un'altra, forse oggi saresti più ricco e felice".
Mi ama, lo so, ma lo sto distruggendo. Un giorno mi odierà.

E' che non riesco a volermi bene. 
Ogni giorno mi guardo allo specchio: divento più magra, più affilata, più dura, più fredda. 
Mi circondo di solitudine, escludo le altre persone e poi le accuso di abbandonarmi.
Ho ridicolmente inviato una richiesta di amicizia alla mia ex migliore amica, che giustamente mi ha ignorato: ben mi sta, colpa mia.

Non riesco più a risollevarmi.

Ho solo voglia di stendermi a terra, addormentarmi e non svegliarmi più.